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Kolo Muani torna a bussare alla Juventus, ma il PSG resta rigido

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Kolo Muani torna a bussare alla Juventus, ma il PSG resta rigido. Intanto paura a Londra dopo un incidente stradale

Il mercato bianconero e il nome che ritorna
La ricerca della Juventus di un nuovo centravanti resta aperta e complessa. Nelle ultime ore è tornato a circolare con insistenza il nome di Randal Kolo Muani, reduce da un’esperienza in prestito al Tottenham che non lo avrebbe soddisfatto fino in fondo. Dall’Inghilterra, attraverso il suo entourage, il francese avrebbe fatto arrivare un segnale chiaro alla Continassa: la disponibilità a riaprire il discorso con i bianconeri, dopo i sei mesi positivi vissuti a Torino e un’estate segnata da trattative infinite, chiuse poi con il trasferimento last minute in Premier League.

La Juventus ha preso atto del “mal di pancia” dell’attaccante e non ha nascosto l’interesse. Kolo Muani resta un profilo molto apprezzato, anche da Luciano Spalletti, e rappresenterebbe una soluzione immediata per risolvere la questione del numero nove.

PSG freddo, Tottenham poco incline a cedere
Al momento, però, l’ipotesi di un ritorno di Kolo Muani appare più suggestiva che concreta. Il Tottenham non sembra intenzionato a privarsi del giocatore, mentre il Paris Saint-Germain, proprietario del cartellino, non dà segnali di apertura. I rapporti con la Juventus restano segnati dalle tensioni di fine agosto e, nonostante nel calcio gli scenari possano cambiare rapidamente, a Parigi non pare esserci ancora la volontà di facilitare l’operazione.

Alla Continassa prevale quindi la cautela. Dai contatti con l’ambiente PSG filtra grande freddezza e la dirigenza bianconera continua a guardarsi intorno, anche alla luce del dietrofront su En-Nesyri, accantonato domenica scorsa nonostante un’intesa già trovata sia con il giocatore sia con il Fenerbahçe.

Le alternative sul tavolo
La Juventus valuta altre piste, alcune complicate ma non del tutto escluse. Una riapertura per Jean-Philippe Mateta del Crystal Palace o per Joshua Zirkzee del Manchester United viene considerata difficile, anche se non impossibile. Nelle ultime ore, inoltre, sono stati sondati profili diversi: Beto, ex Udinese oggi all’Everton, e Mika Biereth del Monaco, nomi che rientrano in una lista più ampia e in costante aggiornamento.

Paura a Londra: l’incidente stradale
Sul nome di Kolo Muani, intanto, si è abbattuto anche un episodio extra-campo che ha generato apprensione. L’attaccante francese e Wilson Odobert sarebbero rimasti coinvolti in un incidente stradale a Londra, poche ore fa. La notizia, rilanciata da ambienti vicini al Tottenham e in particolare dal profilo social “Lilyetc”, ha subito fatto il giro dei social, preoccupando i tifosi degli Spurs ma anche quelli della Juventus, tornata di recente a seguire il giocatore.

Secondo le informazioni disponibili, l’incidente non avrebbe avuto conseguenze gravi. Entrambi i calciatori sarebbero usciti autonomamente dall’auto e sono stati sottoposti a controlli medici precauzionali. Gli esami avrebbero dato esito rassicurante, senza indicazioni di rischi significativi per la loro salute.

Il mercato, intanto, continua a muoversi. Tra segnali, porte chiuse e nuove piste, la Juventus resta in attesa dell’occasione giusta, consapevole che ogni equilibrio può cambiare da un momento all’altro.

Il rinascimento dei Red Devils: Carrick espugna l’Emirates in una partita folle

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Michael Carrick ha ottenuto una vittoria fondamentale nella sua seconda partita come capo allenatore, rendendo il Manchester United la prima squadra capace di infliggere una sconfitta casalinga all’Arsenal in questa stagione. Freschi del successo contro i rivali cittadini del Manchester City lo scorso fine settimana, i Red Devils hanno superato quello che sulla carta sembrava un test ancora più arduo contro i Gunners, attuali leader sia in Premier League che nel girone di Champions League. La vittoria per 3-2 non è frutto del caso, ma della capacità di cambiare l’inerzia del match nei momenti chiave, proprio quando l’Arsenal sembrava aver preso saldamente in mano il comando delle operazioni.

Cronaca di un match al cardiopalma

La squadra di Mikel Arteta aveva sbloccato la gara poco prima della mezz’ora. Lisandro Martínez, nel tentativo di anticipare tutti, è stato giudicato colpevole dell’ultimo tocco decisivo mentre Jurriën Timber si avventava sul pallone nell’area piccola, portando i padroni di casa in vantaggio. L’Arsenal, solitamente impeccabile in fase difensiva, ha però presto concesso il pareggio agli ospiti: un passaggio negligente di Martín Zubimendi ha innescato Bryan Mbeumo, che con freddezza ha aggirato David Raya per l’1-1. Lo United ha poi completato la rimonta cinque minuti dopo l’inizio del secondo tempo grazie a una splendida conclusione di Patrick Dorgu.

La reazione di Arteta non si è fatta attendere, gettando nella mischia tutto il talento offensivo a disposizione con gli ingressi di Viktor Gyökeres, Eberechi Eze e Mikel Merino. È stato proprio quest’ultimo a riportare il punteggio in parità sugli sviluppi di un calcio d’angolo, quando il tempo iniziava a scarseggiare. A quel punto, l’unica domanda sembrava essere se l’Arsenal avesse abbastanza minuti per trovare il gol vittoria, ma a gelare l’Emirates Stadium ci ha pensato Matheus Cunha. L’attaccante ha scagliato un magnifico tiro dalla lunga distanza che ha regalato i tre punti ai visitatori, lasciando i tifosi di casa in un attonito silenzio.

Le reazioni dei protagonisti

“Sapevamo di essere stati al di sotto dei nostri standard,” ha ammesso onestamente Arteta nel post-partita. “Specialmente in certi duelli individuali, e quando succede, il margine di errore diventa molto, molto sottile. Oggi loro hanno ampliato quel margine perché la qualità individuale dei loro giocatori ha fatto la differenza”. Michael Carrick, dal canto suo, ha sottolineato la lettura tattica della gara: “Abbiamo capito il flusso del gioco. Sapevamo che a volte avremmo dovuto soffrire e stringere i denti. In trasferta, in questi grandi match, devi prendere un certo controllo e calmare le acque. Credo che lo abbiamo fatto a sufficienza per poi crescere dentro la partita”.

Un’identità ritrovata

Negli ultimi 20 mesi, molte domande esistenziali hanno aleggiato sopra Old Trafford. Che tipo di squadra voleva essere il Manchester United? Be’ sotto la guida di Erik ten Hag o Ruben Amorim, tifosi e analisti si sono interrogati sulle tradizioni del club e su come adattarle alla modernità. Il lustro del vecchio United era svanito e la nuova forma faticava a emergere. Una rondine non fa primavera e due vittorie per un manager ad interim non significano ancora che lo United sia “tornato” definitivamente, ma il modo in cui Carrick ha ottenuto i successi contro City e Arsenal suggerisce che qualcosa, a lungo temuto perso, sia stato restaurato in questa rosa.

Il cosiddetto “DNA United” è un concetto spesso discusso e talvolta deriso, ma Carrick e il suo staff hanno trovato il modo di rendere tangibile l’indescrivibile. Alla domanda su cosa sia oggi il Manchester United, la risposta del campo è stata chiara: una squadra capace di far male ai club più grandi d’Inghilterra quando conta davvero. All’Emirates, i Red Devils hanno faticato inizialmente a trovare le misure. Affrontando un Arsenal eccezionalmente attrezzato per gestire i contropiedi, hanno faticato a generare quelle transizioni che avevano messo in crisi il City. Eppure, anche dopo l’autorete di Martinez, lo United non è crollato. Laddove in passato la squadra sarebbe svanita nella fredda serata londinese contro la squadra più forte del paese, questa volta non ha battuto ciglio, sfruttando ogni minima apertura, come l’errore di Zubimendi capitalizzato da Mbeumo.

L’analisi di Gary Neville: “La magia è tornata”

Questi risultati hanno trasformato radicalmente l’umore dell’ambiente dopo l’esonero di Ruben Amorim. Gary Neville, leggenda del club e opinionista di Sky Sports, si è detto “sbalordito” dalla trasformazione vista in soli otto giorni. Con lo United ora quarto in classifica, Neville è fiducioso che la squadra possa finire nei posti validi per la qualificazione in Champions League. “Sono assolutamente colpito da quello che ho visto, perché è incredibile pensare a quanto in basso fossimo solo poche settimane fa in termini di prestazioni”, ha dichiarato nel suo podcast.

Secondo l’ex capitano, il cambiamento è evidente nell’intensità, nella compattezza e nell’aggressività difensiva, oltre alla volontà del gruppo di sacrificarsi dietro la linea della palla nei momenti difficili. Neville attribuisce gran parte del merito al cambio di modulo operato da Carrick, che ha abbandonato la difesa a tre preferita da Amorim per tornare a un più solido 4-2-3-1. “È il mio sistema preferito. L’idea di un giocatore di talento che gioca a supporto di una punta, due esterni che stringono a centrocampo e una difesa a quattro aggressiva. Michael ha indubbiamente instillato una semplicità che mi piace. È un’inversione di rotta enorme e un’opportunità incredibile partendo dal punto più basso pre-City. Carrick merita un credito enorme, così come i giocatori che stanno rispondendo in un modo che non vedevamo da tempo”.

Serie A: Il Genoa ribalta il Sassuolo al Mapei, notte fonda per la Cremonese

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È stata una settimana densa di emozioni e colpi di scena al Mapei Stadium di Reggio Emilia, dove il calcio giocato ha lasciato spazio a rimonte spettacolari e a episodi di cronaca che hanno dell’incredibile. Se da una parte il Genoa di Alberto Gilardino festeggia tre punti pesantissimi in ottica salvezza, dall’altra si registra un curioso incidente logistico che ha coinvolto la Cremonese, uscita sconfitta dal confronto con i neroverdi.

Il Grifone non muore mai: la rimonta rossoblu

La sfida tra Sassuolo e Genoa, valida per la 18ª giornata di Serie A, ha offerto uno spettacolo vibrante, culminato in un 1-2 che premia la tenacia degli ospiti. I padroni di casa erano partiti con il piede giusto, trovando il vantaggio al 28′ grazie ad Andrea Pinamonti. L’attaccante neroverde sembrava aver indirizzato la gara sui binari giusti per la formazione di Dionisi, che per lunghi tratti ha controllato il gioco, sfiorando più volte il raddoppio.

Tuttavia, il calcio è materia imprevedibile. Al 64′, l’inerzia del match cambia drasticamente: un tocco di mano di Erlic in area, ravvisato dal direttore di gara Guida dopo una on-field review al VAR, regala al Genoa l’occasione del pareggio. Dal dischetto si presenta Albert Gudmundsson. L’islandese è glaciale e spiazza Consigli con un destro potente all’angolino, siglando la sua settima rete stagionale e confermandosi, insieme a Lautaro e Berardi, tra i marcatori più prolifici del campionato.

Ekuban gela il Mapei nel finale

Nonostante il pareggio, il Sassuolo ha continuato a spingere. Pinamonti e Toljan hanno messo i brividi alla retroguardia ligure, e Volpato, subentrato a gara in corso, ha creato scompiglio pur peccando di egoismo in una ripartenza chiave che ha fatto infuriare la panchina emiliana. Proprio nel momento di maggiore pressione dei neroverdi, il Genoa ha colpito con cinismo.

All’87’, Caleb Ekuban ha firmato il sorpasso. L’azione è da manuale: un colpo di tacco illuminante di Gudmundsson libera il numero 18 che, bruciato Erlic nello scatto, incrocia un sinistro chirurgico sul secondo palo. È il gol che vale la vittoria e il sorpasso in classifica: il Genoa sale a 19 punti, lasciando il Sassuolo fermo a 16. Una boccata d’ossigeno per Gilardino in vista della sfida contro l’Inter, mentre il Sassuolo dovrà cercare riscatto a San Siro contro il Milan.

Caos Cremonese: Audero dimenticato allo stadio

Se la sconfitta sul campo contro il Sassuolo (1-0) bruciava già abbastanza, il post-partita della Cremonese ha assunto contorni grotteschi nel gennaio 2026. Al termine della gara, mentre la squadra si preparava a rientrare a Cremona, il pullman del club è partito dal Mapei Stadium lasciando a terra il proprio portiere, Emil Audero.

Secondo le ricostruzioni, l’estremo difensore si era attardato nella mixed zone per rilasciare alcune dichiarazioni ai giornalisti indonesiani. Nessuno a bordo si è accorto della sua assenza fino a quando i dirigenti del Sassuolo non hanno segnalato che il giocatore era ancora all’interno dell’impianto. Una disattenzione clamorosa che ha costretto la società grigiorossa a organizzare in fretta e furia un trasferimento con autista privato per riportare Audero a casa.

Un momento difficile per i grigiorossi

L’episodio di Audero è l’emblema di un periodo decisamente complicato per la Cremonese. La squadra naviga in acque agitate, avendo raccolto la miseria di tre punti nelle ultime otto giornate di campionato. La sterilità offensiva è preoccupante: solo due gol segnati in questo lasso di tempo, nonostante la presenza in rosa di profili internazionali come Jamie Vardy.

La classifica vede i lombardi ancora al 14° posto, con un margine di sei punti sulla zona retrocessione, ma il trend negativo e la confusione gestionale emersa a Reggio Emilia suonano come un campanello d’allarme. Il prossimo impegno casalingo allo Stadio Zini contro l’Inter si preannuncia come una sfida proibitiva, dove servirà ben altra concentrazione, sia in campo che fuori, per evitare il peggio.

Scintille all’Old Trafford: le leggende dello United contro Martínez, mentre il mercato si infiamma

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Il conflitto generazionale tra la “vecchia scuola” e i nuovi protagonisti del Manchester United non accenna a placarsi. L’ultimo capitolo di questa saga vede protagonista il difensore argentino Lisandro Martínez, finito al centro di un aspro botta e risposta con due icone della storia dei Red Devils: Nicky Butt e Paul Scholes. La tensione, già palpabile, è esplosa in seguito ad alcuni commenti denigratori fatti dagli ex centrocampisti prima del derby contro il Manchester City. Butt e Scholes avevano predetto che Martínez sarebbe stato sballottato come un “bambino piccolo” dalla potenza fisica di Erling Haaland, una previsione che il campo ha poi smentito.

La replica e il contrattacco

Dopo una prestazione solida che ha neutralizzato l’attaccante norvegese, Martínez non ha esitato a sfidare apertamente le due leggende, invitandoli a presentarsi a casa sua per esporre le loro critiche faccia a faccia. Sebbene Butt e Scholes abbiano riconosciuto i meriti sportivi dell’argentino nel successivo episodio del loro podcast, The Good, The Bad & The Football, la reazione personale del difensore non è stata digerita. Nicky Butt, in particolare, ha deciso di replicare con toni decisamente accesi, suggerendo al giocatore di “fottutamente crescere”.

Mentalità da top club

Butt ha cercato di contestualizzare le sue critiche originali, descrivendole come “chiacchiere da bar” fatte con ironia, e ha sottolineato come la permalosità di Martínez sia fuori luogo per un professionista di quel livello. “Se ti emozioni così tanto per quello che qualcuno dice sui media e reagisci in questo modo, non dovresti stare in un grande club”, ha sentenziato l’ex centrocampista. Butt ha poi ammonito l’argentino: questo tipo di pressione sarà una costante per tutta la sua carriera allo United, dove si alternano momenti di gloria a critiche feroci, ricordando come anche lui, ai suoi tempi, passasse dall’essere insultato all’essere applaudito nel giro di una settimana.

Intrighi di mercato e panchine in bilico

Mentre le polemiche interne tengono banco, la dirigenza è costretta a muoversi su un terreno altrettanto scivoloso: il calciomercato. Si profila all’orizzonte una battaglia a tre tra United, Liverpool e Chelsea per un obiettivo comune. Sebbene i Red Devils abbiano avanzato un’offerta concreta intorno alle 400.000 sterline più add-on significativi, il Chelsea sembra intenzionato a inserirsi prepotentemente nella trattativa. I Blues, stando alle indiscrezioni, starebbero preparando un rilancio superiore, pronti a mettere sul piatto 600.000 sterline oltre a sostanziosi bonus legati alle prestazioni, nel tentativo di beffare le rivali.

A complicare ulteriormente lo scenario, emergono voci inquietanti riguardanti la guida tecnica. Nonostante la stagione sia nel vivo, sembra che il Manchester United abbia già avviato i contatti per un potenziale nuovo allenatore, con l’apparizione di un candidato a sorpresa che potrebbe stravolgere i piani futuri del club.

Serie A: La Juventus frena col Cagliari, allo Stadium finisce 1-1 tra polemiche e rimpianti

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Allo scoccare del triplice fischio, l’Allianz Stadium restituisce l’immagine di una Juventus che, per la prima volta in questa stagione, mostra crepe evidenti nella propria fortezza difensiva. Quella che doveva essere una gara di gestione si è trasformata in un finale caotico, dove i bianconeri hanno gettato al vento una vittoria che sembrava saldamente in pugno, permettendo al Cagliari di strappare un punto d’oro e sfiorando addirittura il colpaccio nei minuti di recupero.

Un dominio sterile e la prima rete subita

La prima Juventus orfana di Gleison Bremer si presenta con novità sostanziali: Thiago Motta lascia ancora in panchina Danilo, affidandosi a una linea difensiva composta da Gatti e Kalulu centrali, con Savona sulla destra. La sorpresa arriva anche in attacco, dove Mbangula viene preferito a Yildiz. L’approccio è aggressivo, con i sardi di Nicola costretti ad alzare le barricate e affidarsi all’unica punta Piccoli. La pressione bianconera porta frutti già al 15′, quando un tocco di mano di Luperto viene sanzionato dal VAR: dal dischetto Vlahovic è glaciale e, dopo la rete, il pensiero corre subito al compagno infortunato, con una dedica che sa di promessa.

Nonostante il vantaggio, la Juventus non riesce a chiudere la pratica. Il secondo tempo vede l’ingresso di Fagioli per Koopmeiners e diverse occasioni non capitalizzate proprio dal serbo e dal neoentrato. La mancata stoccata del KO tiene in vita il Cagliari che, con gli ingressi di Luvumbo e Gaetano, alza il baricentro e mette pressione a una retroguardia apparsa improvvisamente fragile.

Il finale incandescente: rigori, rossi e legni

Gli ultimi minuti sono un concentrato di follia calcistica. Douglas Luiz, subentrato per dare ordine, si rende protagonista in negativo abbattendo Piccoli in area: Marinelli, richiamato al monitor, concede il penalty che Marin trasforma all’88’, violando per la prima volta in campionato la porta di Di Gregorio. Il nervosismo esplode poco dopo: Conceicao cade in area dopo un contatto con Obert, ma per l’arbitro è simulazione. Scatta il secondo giallo e il portoghese viene espulso, lasciando la squadra in dieci. Nel recupero succede l’impensabile: il Cagliari colpisce un palo con Obert e la Juve risponde con una traversa di Fagioli da corner. Finisce 1-1, un risultato che lascia i bianconeri a tre punti dal Napoli e regala ossigeno ai sardi in chiave salvezza.

L’assenza pesante e i consigli dei maestri

Il mezzo passo falso contro il Cagliari ha evidenziato quanto possa pesare l’assenza di Gleison Bremer, costretto ai box per un lungo stop. Il difensore brasiliano, reduce da un intervento al menisco mediale del ginocchio sinistro, sta affrontando il percorso riabilitativo con una filosofia nuova, ispirata dai grandi del passato. In una recente intervista, Bremer ha svelato di aver cercato consiglio proprio nelle leggende che hanno scritto la storia della Juventus e della Nazionale, come Alessandro Del Piero e Giorgio Chiellini.

“Chiellini mi ha detto: ‘Devi guardare anche l’uomo, non solo la palla’. Ha ragione, è un concetto su cui ho sempre riflettuto, anche se sono brasiliano. La palla non entra in porta da sola”, ha raccontato il centrale, sottolineando come l’ex capitano sia diventato per lui un vero e proprio mentore.

Filosofia e riabilitazione

Non c’è solo il campo nei pensieri del difensore. Il periodo di stop forzato, che rievoca l’infortunio subito nell’ottobre precedente, è diventato un’occasione per coltivare passioni e fortificare la mente. “Ho imparato a suonare la chitarra e ho dedicato tempo alla mia famiglia, con mia figlia Agata che mi chiede di non farmi più male”, ha confessato Bremer. Le sue letture spaziano da “L’Arte della Guerra” ai saggi di Aristotele, autori che definisce visionari.

Bremer ha anche speso parole di stima per l’approccio tattico di Spalletti, notando come il dominio del gioco riduca la fatica fisica: “Mi piace perché abbiamo spesso la palla e così mi stanco meno. A volte mi dico: ‘Cavolo, in questo modo non sento nemmeno il peso dell’infortunio'”. Una visione che si sposa con la necessità della Juventus di ritrovare solidità e cinismo, doti mancate proprio nella serata in cui il muro ha mostrato la prima crepa stagionale

Un punto a testa a San Siro: il Milan spreca, l’Atalanta resiste e piazza il colpo Raspadori

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Finisce in parità il big match di San Siro tra Milan e Atalanta. Un 1-1 intenso, frutto di un botta e risposta nel primo tempo e di una ripresa vissuta quasi interamente nella metà campo nerazzurra. Se Pioli può recriminare per le numerose occasioni gettate al vento dai suoi, Gasperini porta a casa un punto sofferto ma prezioso in ottica europea, proprio mentre la società bergamasca definisce un’importante operazione di mercato in entrata.

Leão illude, Koopmeiners gela San Siro

L’avvio di gara è tutto di marca rossonera. Bastano tre minuti a Rafael Leão per accendere la partita: il portoghese, in una delle sue classiche scorribande sulla sinistra, semina il panico nella difesa orobica e lascia partire un destro che si insacca imparabilmente all’incrocio dei pali. È un Milan arrembante, che sembra poter gestire i ritmi, mentre l’Atalanta fatica a trovare le giuste misure in fase di costruzione. La reazione della Dea, tuttavia, arriva nel momento più inaspettato, poco prima dell’intervallo. Un intervento scomposto di Giroud su Holm in area — dinamica che ricorda molto il contatto Kjaer-Ferguson — viene sanzionato dal VAR. Dal dischetto si presenta Teun Koopmeiners, che al 42′ non sbaglia e ristabilisce la parità, mandando le squadre negli spogliatoi sull’1-1 tra le proteste rossonere, costate un giallo anche all’autore del gol milanista.

L’assedio rossonero e il muro di Carnesecchi

Nella ripresa Gasperini prova a scuotere i suoi ridisegnando l’attacco: fuori De Ketelaere e Holm, dentro Lookman e Zappacosta. L’inerzia però resta saldamente nelle mani del Milan. I padroni di casa alzano il baricentro e cingono d’assedio l’area avversaria, sbattendo ripetutamente contro il muro eretto da Carnesecchi e dalla retroguardia bergamasca. Le occasioni fioccano: Calabria impegna severamente il portiere nerazzurro con un sinistro secco, mentre Loftus-Cheek e Pulisic mancano di lucidità negli ultimi metri.

L’episodio chiave che avrebbe potuto decidere il match arriva all’80’: un’altra invenzione di Leão libera lo spazio in area, Carnesecchi riesce a chiudere lo specchio in uscita bassa, ma sul pallone vagante si avventa Giroud per il tap-in a botta sicura. Sembra fatta, ma un provvidenziale salvataggio sulla linea di Zappacosta nega la gioia del gol al francese. Nel finale c’è spazio per un tentativo di Scalvini, costretto poi a uscire per un problema alla spalla, e per un brivido targato Theo Hernandez, il cui sinistro viene deviato in corner. Al triplice fischio di Orsato, il punteggio non cambia.

Il mercato si infiamma: fatta per Raspadori

Mentre la squadra strappa un punto al “Meazza”, la dirigenza dell’Atalanta batte un colpo clamoroso sul mercato. Secondo le ultime indiscrezioni, il club nerazzurro ha chiuso l’accordo con l’Atletico Madrid per il ritorno in Serie A di Giacomo Raspadori. L’operazione, a titolo definitivo, si aggira tra i 22 e i 25 milioni di euro: un investimento massiccio per la finestra invernale, considerando anche l’ingaggio da 3,5 milioni a stagione del giocatore. La Dea ha bruciato la concorrenza di Roma e Lazio, assicurandosi le prestazioni del nazionale azzurro.

Il futuro di Lookman e le prossime sfide

L’arrivo di Raspadori alimenta inevitabilmente le voci sul futuro di Ademola Lookman. L’attaccante nigeriano, corteggiato a lungo dal Galatasaray e ora nel mirino del Fenerbahçe, potrebbe tecnicamente lasciare Bergamo, ma la volontà della società sembra essere quella di trattenere i suoi pezzi pregiati almeno fino al termine della stagione 2025-26. A fare le valigie a gennaio potrebbero essere invece Daniel Maldini, accostato con insistenza alla Juventus, o Lazar Samardzic. Tuttavia, come insegna il caso Retegui in estate, di fronte a un’offerta irrinunciabile tutto potrebbe cambiare rapidamente.

Archiviato il pareggio, le due squadre guardano ora ai prossimi impegni: il Milan sarà ospite della Lazio all’Olimpico, mentre l’Atalanta, dopo il recupero infrasettimanale contro l’Inter, affronterà lo scontro diretto per la Champions League contro il Bologna.

Reti bianche all’Allianz tra Juventus e Roma, mentre il mercato incombe: il nodo Douglas Luiz

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La sfida dell’Allianz Stadium tra la Juventus di Thiago Motta e la Roma di Daniele De Rossi si chiude con un pareggio a reti inviolate, un risultato che rispecchia l’equilibrio visto in campo ma che ha regalato poche vere emozioni al pubblico presente. È stata una partita a scacchi, molto tattica e bloccata, dove le difese hanno avuto nettamente la meglio sugli attacchi. Entrambe le squadre muovono la classifica prima della sosta per le Nazionali, portando a casa un punto che serve più al morale che alla graduatoria, frutto di una gara giocata a viso aperto ma con il freno a mano tirato in fase conclusiva: solo due i tiri nello specchio in novanta minuti.

Un primo tempo di studio e tensione

L’avvio di gara ha visto una Roma intraprendente, capace di gestire meglio il possesso e di affacciarsi dalle parti di Di Gregorio con Lorenzo Pellegrini, la cui conclusione ha fatto correre un brivido lungo la schiena dei tifosi bianconeri. La Juventus, inizialmente più attendista, è uscita alla distanza, crescendo d’intensità col passare dei minuti. L’occasione più ghiotta della prima frazione è capitata sui piedi di Dušan Vlahović: su un tocco sporco a centro area, l’attaccante serbo ha costretto Svilar a un intervento prodigioso in tuffo per deviare la sfera in calcio d’angolo. Nonostante i tentativi, il primo tempo si è chiuso sullo 0-0, con le due formazioni attente a non scoprirsi troppo.

La girandola dei cambi e le occasioni mancate

Nella ripresa il copione non è cambiato drasticamente, sebbene i due tecnici abbiano provato a scuotere l’inerzia del match attingendo dalle panchine. Thiago Motta ha lanciato nella mischia i nuovi acquisti, tra cui Teun Koopmeiners e Francisco Conceição. Proprio il portoghese, subentrato a Mbangula, è apparso subito molto attivo sulla fascia destra, creando scompiglio e guadagnando falli preziosi, pur predicando spesso nel deserto. Sul fronte opposto, De Rossi ha optato per una staffetta argentina, togliendo Soulé per inserire Paulo Dybala, ma la “Joya” non è riuscita ad accendere la luce.

Al 49′ la Juventus ha avuto la palla del possibile vantaggio ancora con Vlahović che, servito da un tocco di prima intenzione di Koopmeiners, ha calciato a lato da ottima posizione. La Roma ha sofferto la pressione bianconera nella fase centrale del secondo tempo, per poi guadagnare metri nel finale, sfiorando il colpaccio all’89’ con una conclusione secca di Angelino terminata di poco fuori. La gara si è trascinata stancamente fino al triplice fischio, sancendo una divisione della posta in palio che appare, tutto sommato, giusta.

Intrigo di mercato sull’asse Torino-Nottingham

Mentre il calcio giocato racconta di un pareggio, dietro le quinte tengono banco le complesse dinamiche di mercato che coinvolgono proprio uno dei protagonisti della rosa, Douglas Luiz. Nonostante la sua presenza in campo, subentrato al 67′ al posto di Fagioli, il futuro del brasiliano appare tutt’altro che solido e si intreccia con le strategie del Nottingham Forest.

Secondo indiscrezioni che rimbalzano tra Torino e l’Inghilterra, la situazione del centrocampista è delicata. Si parla di un futuro incerto nel club di Premier League, dove il giocatore avrebbe collezionato statistiche deludenti: appena un assist in 13 presenze complessive e un minutaggio scarso, fermo a 642 minuti. Il nodo cruciale risiede nelle clausole contrattuali: il Nottingham Forest avrebbe l’obbligo di riscattare il giocatore a titolo definitivo per 25 milioni di euro qualora disputasse almeno 45 minuti in 15 partite stagionali. Attualmente, il brasiliano sarebbe fermo a dieci presenze con tale minutaggio, avendo peraltro giocato titolare solo una volta nelle ultime dodici gare di campionato.

La dirigenza bianconera osserva con preoccupazione lo scenario. C’è il rischio concreto che il giocatore possa rimanere in panchina per gran parte della seconda metà della stagione, facendo decadere l’obbligo di riscatto e svalutando ulteriormente il cartellino. Per questo motivo, il direttore sportivo Marco Ottolini avrebbe avviato in questi giorni fitti colloqui con Lina Souloukou per trovare una soluzione. L’obiettivo della Juventus è chiaro: evitare a tutti i costi il ritorno di Douglas Luiz alla base, cercando un incastro che possa soddisfare tutte le parti in causa e sbrogliare una matassa che rischia di diventare un problema economico e tecnico non indifferente.

Il Milan blinda il secondo posto con una “manita”, Cagliari in crisi nera: ora la salvezza passa dal Mapei

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A San Siro va in scena una partita dai due volti, che consegna al Milan l’aritmetica certezza della seconda piazza e lascia il Cagliari ancorato a quota 33 punti, in piena bagarre retrocessione. Sebbene la prima frazione di gioco non abbia offerto uno spettacolo indimenticabile, con ritmi inizialmente blandi e poche vere occasioni da rete, la squadra di Pioli ha saputo capitalizzare al meglio le opportunità create. La scintilla che ha acceso il match è arrivata al 35′: una bella imbucata di Reijnders ha innescato Pulisic, il quale ha servito Chukwueze. Sulla conclusione ravvicinata del nigeriano, Scuffet si è opposto come ha potuto, ma nulla ha potuto sul tap-in vincente di Ismaël Bennacer, lesto a ribadire in rete per il vantaggio rossonero.

Il Cagliari, pur provando a ripartire, è apparso poco preciso negli ultimi metri, sprecando alcune potenziali occasioni per far male alla retroguardia di casa. L’intervallo ha segnato lo spartiacque decisivo dell’incontro: Pioli ha deciso di calare gli assi, inserendo Leão, Okafor e Tomori. La mossa ha pagato dividendi immediati. Al 59′, una ripartenza micidiale condotta dal portoghese ha permesso a Pulisic di presentarsi davanti a Scuffet e siglare il raddoppio sul primo palo.

L’illusione di Nandez e la valanga rossonera

La reazione d’orgoglio dei sardi non si è fatta attendere e, al 63′, Nahitan Nández ha riaperto momentaneamente i giochi con un perfetto inserimento su cross di Zappa, beffando la difesa milanista. È stata però solo un’illusione ottica per gli uomini di Ranieri. Il Milan ha alzato nuovamente i giri del motore e al 74′ Tijjani Reijnders ha estratto dal cilindro una conclusione di rara bellezza dai 25 metri, un destro che non ha lasciato scampo all’estremo difensore rossoblù.

Nel finale, la retroguardia isolana si è sgretolata. All’83’ Leão, lanciato in campo aperto da una verticalizzazione millimetrica di Bennacer, ha saltato Scuffet depositando in rete il poker. Pochi minuti dopo, Pulisic ha trovato la sua prima doppietta “italiana” sfruttando un assist di Okafor per il definitivo 5-1, nonostante il disperato tentativo di salvataggio sulla linea della difesa ospite. Da segnalare, sul fronte cagliaritano, una clamorosa occasione all’80’: in una mischia furibonda, Shomurodov ha colpito la traversa dopo un miracolo di Sportiello aiutato dal palo, con Mina incapace di ribadire in rete a porta sguarnita.

Il precedente amaro: la disfatta di Marassi

Il momento no del Cagliari non si limita alla débâcle del Meazza, ma si ricollega a un periodo di appannamento certificato anche dalla recente e netta sconfitta contro il Genoa. Anche in quella circostanza, i rossoblù sono usciti dal campo con un passivo pesante di 3-0, incapaci di arginare l’aggressività degli avversari. A Marassi, la partita si è sbloccata dopo appena sette minuti grazie a Lorenzo Colombo, abile a scattare sul filo del fuorigioco su assist di Malinovskyi e a battere il portiere con un diagonale preciso, confermando il suo ottimo momento di forma.

Nonostante alcuni tentativi di reazione, tra cui una traversa colpita da Palestra con una violenta volée e alcune parate decisive di Leali su Esposito e Luvumbo, il Cagliari ha capitolato nella ripresa. Il Genoa ha raddoppiato con Morten Frendrup, il cui tiro dalla distanza ha trovato una deviazione decisiva di Prati, per poi chiudere i conti con un colpo di testa non ortodosso ma efficace di Leo Østigård su punizione di Martin.

Questa serie di risultati negativi lascia la squadra sarda in una posizione delicatissima di classifica. Con il morale a terra e la zona retrocessione che incombe, la prossima sfida al Mapei Stadium contro il Sassuolo assume i contorni di una vera e propria finale: novanta minuti cruciali per tentare di salvare una stagione che si sta complicando maledettamente.