Serie A: La Juventus frena col Cagliari, allo Stadium finisce 1-1 tra polemiche e rimpianti

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Allo scoccare del triplice fischio, l’Allianz Stadium restituisce l’immagine di una Juventus che, per la prima volta in questa stagione, mostra crepe evidenti nella propria fortezza difensiva. Quella che doveva essere una gara di gestione si è trasformata in un finale caotico, dove i bianconeri hanno gettato al vento una vittoria che sembrava saldamente in pugno, permettendo al Cagliari di strappare un punto d’oro e sfiorando addirittura il colpaccio nei minuti di recupero.

Un dominio sterile e la prima rete subita

La prima Juventus orfana di Gleison Bremer si presenta con novità sostanziali: Thiago Motta lascia ancora in panchina Danilo, affidandosi a una linea difensiva composta da Gatti e Kalulu centrali, con Savona sulla destra. La sorpresa arriva anche in attacco, dove Mbangula viene preferito a Yildiz. L’approccio è aggressivo, con i sardi di Nicola costretti ad alzare le barricate e affidarsi all’unica punta Piccoli. La pressione bianconera porta frutti già al 15′, quando un tocco di mano di Luperto viene sanzionato dal VAR: dal dischetto Vlahovic è glaciale e, dopo la rete, il pensiero corre subito al compagno infortunato, con una dedica che sa di promessa.

Nonostante il vantaggio, la Juventus non riesce a chiudere la pratica. Il secondo tempo vede l’ingresso di Fagioli per Koopmeiners e diverse occasioni non capitalizzate proprio dal serbo e dal neoentrato. La mancata stoccata del KO tiene in vita il Cagliari che, con gli ingressi di Luvumbo e Gaetano, alza il baricentro e mette pressione a una retroguardia apparsa improvvisamente fragile.

Il finale incandescente: rigori, rossi e legni

Gli ultimi minuti sono un concentrato di follia calcistica. Douglas Luiz, subentrato per dare ordine, si rende protagonista in negativo abbattendo Piccoli in area: Marinelli, richiamato al monitor, concede il penalty che Marin trasforma all’88’, violando per la prima volta in campionato la porta di Di Gregorio. Il nervosismo esplode poco dopo: Conceicao cade in area dopo un contatto con Obert, ma per l’arbitro è simulazione. Scatta il secondo giallo e il portoghese viene espulso, lasciando la squadra in dieci. Nel recupero succede l’impensabile: il Cagliari colpisce un palo con Obert e la Juve risponde con una traversa di Fagioli da corner. Finisce 1-1, un risultato che lascia i bianconeri a tre punti dal Napoli e regala ossigeno ai sardi in chiave salvezza.

L’assenza pesante e i consigli dei maestri

Il mezzo passo falso contro il Cagliari ha evidenziato quanto possa pesare l’assenza di Gleison Bremer, costretto ai box per un lungo stop. Il difensore brasiliano, reduce da un intervento al menisco mediale del ginocchio sinistro, sta affrontando il percorso riabilitativo con una filosofia nuova, ispirata dai grandi del passato. In una recente intervista, Bremer ha svelato di aver cercato consiglio proprio nelle leggende che hanno scritto la storia della Juventus e della Nazionale, come Alessandro Del Piero e Giorgio Chiellini.

“Chiellini mi ha detto: ‘Devi guardare anche l’uomo, non solo la palla’. Ha ragione, è un concetto su cui ho sempre riflettuto, anche se sono brasiliano. La palla non entra in porta da sola”, ha raccontato il centrale, sottolineando come l’ex capitano sia diventato per lui un vero e proprio mentore.

Filosofia e riabilitazione

Non c’è solo il campo nei pensieri del difensore. Il periodo di stop forzato, che rievoca l’infortunio subito nell’ottobre precedente, è diventato un’occasione per coltivare passioni e fortificare la mente. “Ho imparato a suonare la chitarra e ho dedicato tempo alla mia famiglia, con mia figlia Agata che mi chiede di non farmi più male”, ha confessato Bremer. Le sue letture spaziano da “L’Arte della Guerra” ai saggi di Aristotele, autori che definisce visionari.

Bremer ha anche speso parole di stima per l’approccio tattico di Spalletti, notando come il dominio del gioco riduca la fatica fisica: “Mi piace perché abbiamo spesso la palla e così mi stanco meno. A volte mi dico: ‘Cavolo, in questo modo non sento nemmeno il peso dell’infortunio'”. Una visione che si sposa con la necessità della Juventus di ritrovare solidità e cinismo, doti mancate proprio nella serata in cui il muro ha mostrato la prima crepa stagionale