Il rinascimento dei Red Devils: Carrick espugna l’Emirates in una partita folle
Michael Carrick ha ottenuto una vittoria fondamentale nella sua seconda partita come capo allenatore, rendendo il Manchester United la prima squadra capace di infliggere una sconfitta casalinga all’Arsenal in questa stagione. Freschi del successo contro i rivali cittadini del Manchester City lo scorso fine settimana, i Red Devils hanno superato quello che sulla carta sembrava un test ancora più arduo contro i Gunners, attuali leader sia in Premier League che nel girone di Champions League. La vittoria per 3-2 non è frutto del caso, ma della capacità di cambiare l’inerzia del match nei momenti chiave, proprio quando l’Arsenal sembrava aver preso saldamente in mano il comando delle operazioni.
Cronaca di un match al cardiopalma
La squadra di Mikel Arteta aveva sbloccato la gara poco prima della mezz’ora. Lisandro Martínez, nel tentativo di anticipare tutti, è stato giudicato colpevole dell’ultimo tocco decisivo mentre Jurriën Timber si avventava sul pallone nell’area piccola, portando i padroni di casa in vantaggio. L’Arsenal, solitamente impeccabile in fase difensiva, ha però presto concesso il pareggio agli ospiti: un passaggio negligente di Martín Zubimendi ha innescato Bryan Mbeumo, che con freddezza ha aggirato David Raya per l’1-1. Lo United ha poi completato la rimonta cinque minuti dopo l’inizio del secondo tempo grazie a una splendida conclusione di Patrick Dorgu.
La reazione di Arteta non si è fatta attendere, gettando nella mischia tutto il talento offensivo a disposizione con gli ingressi di Viktor Gyökeres, Eberechi Eze e Mikel Merino. È stato proprio quest’ultimo a riportare il punteggio in parità sugli sviluppi di un calcio d’angolo, quando il tempo iniziava a scarseggiare. A quel punto, l’unica domanda sembrava essere se l’Arsenal avesse abbastanza minuti per trovare il gol vittoria, ma a gelare l’Emirates Stadium ci ha pensato Matheus Cunha. L’attaccante ha scagliato un magnifico tiro dalla lunga distanza che ha regalato i tre punti ai visitatori, lasciando i tifosi di casa in un attonito silenzio.
Le reazioni dei protagonisti
“Sapevamo di essere stati al di sotto dei nostri standard,” ha ammesso onestamente Arteta nel post-partita. “Specialmente in certi duelli individuali, e quando succede, il margine di errore diventa molto, molto sottile. Oggi loro hanno ampliato quel margine perché la qualità individuale dei loro giocatori ha fatto la differenza”. Michael Carrick, dal canto suo, ha sottolineato la lettura tattica della gara: “Abbiamo capito il flusso del gioco. Sapevamo che a volte avremmo dovuto soffrire e stringere i denti. In trasferta, in questi grandi match, devi prendere un certo controllo e calmare le acque. Credo che lo abbiamo fatto a sufficienza per poi crescere dentro la partita”.
Un’identità ritrovata
Negli ultimi 20 mesi, molte domande esistenziali hanno aleggiato sopra Old Trafford. Che tipo di squadra voleva essere il Manchester United? Be’ sotto la guida di Erik ten Hag o Ruben Amorim, tifosi e analisti si sono interrogati sulle tradizioni del club e su come adattarle alla modernità. Il lustro del vecchio United era svanito e la nuova forma faticava a emergere. Una rondine non fa primavera e due vittorie per un manager ad interim non significano ancora che lo United sia “tornato” definitivamente, ma il modo in cui Carrick ha ottenuto i successi contro City e Arsenal suggerisce che qualcosa, a lungo temuto perso, sia stato restaurato in questa rosa.
Il cosiddetto “DNA United” è un concetto spesso discusso e talvolta deriso, ma Carrick e il suo staff hanno trovato il modo di rendere tangibile l’indescrivibile. Alla domanda su cosa sia oggi il Manchester United, la risposta del campo è stata chiara: una squadra capace di far male ai club più grandi d’Inghilterra quando conta davvero. All’Emirates, i Red Devils hanno faticato inizialmente a trovare le misure. Affrontando un Arsenal eccezionalmente attrezzato per gestire i contropiedi, hanno faticato a generare quelle transizioni che avevano messo in crisi il City. Eppure, anche dopo l’autorete di Martinez, lo United non è crollato. Laddove in passato la squadra sarebbe svanita nella fredda serata londinese contro la squadra più forte del paese, questa volta non ha battuto ciglio, sfruttando ogni minima apertura, come l’errore di Zubimendi capitalizzato da Mbeumo.
L’analisi di Gary Neville: “La magia è tornata”
Questi risultati hanno trasformato radicalmente l’umore dell’ambiente dopo l’esonero di Ruben Amorim. Gary Neville, leggenda del club e opinionista di Sky Sports, si è detto “sbalordito” dalla trasformazione vista in soli otto giorni. Con lo United ora quarto in classifica, Neville è fiducioso che la squadra possa finire nei posti validi per la qualificazione in Champions League. “Sono assolutamente colpito da quello che ho visto, perché è incredibile pensare a quanto in basso fossimo solo poche settimane fa in termini di prestazioni”, ha dichiarato nel suo podcast.
Secondo l’ex capitano, il cambiamento è evidente nell’intensità, nella compattezza e nell’aggressività difensiva, oltre alla volontà del gruppo di sacrificarsi dietro la linea della palla nei momenti difficili. Neville attribuisce gran parte del merito al cambio di modulo operato da Carrick, che ha abbandonato la difesa a tre preferita da Amorim per tornare a un più solido 4-2-3-1. “È il mio sistema preferito. L’idea di un giocatore di talento che gioca a supporto di una punta, due esterni che stringono a centrocampo e una difesa a quattro aggressiva. Michael ha indubbiamente instillato una semplicità che mi piace. È un’inversione di rotta enorme e un’opportunità incredibile partendo dal punto più basso pre-City. Carrick merita un credito enorme, così come i giocatori che stanno rispondendo in un modo che non vedevamo da tempo”.